mercoledì 15 gennaio 2014

Cristiani della domenica

La Ricerca di Se Stessi/estratti/2
di Pier Francesco Grasselli



«Le nostre attuali abitudini alimentari – i dollari che quotidianamente incanaliamo verso aziende come la Smithfield – premiano le peggiori pratiche concepibili.» (Jonathan Safran Foer, Eating animals, “Fette di Paradiso/Pezzi di merda”, 3, Guanda, pag. 194, 195)

«I menù utilizzati all’interno dei fast-food si basano sulla tortura e sullo sterminio di milioni di animali, gran parte dei quali è allevata in maniera intensiva senza avere mai la possibilità di uscire all’aperto, di farsi riscaldare da un raggio di sole e di muoversi. I metodi con cui vengono uccisi sono barbari.» (Francesco Gesualdi, Manuale per un consumo responsabile, 2, “Gli autogol delle imprese: il caso McDonald’s”, Nuova Edizione, Feltrinelli, pag. 50)

«Certamente il cristianesimo dà ampia possibilità di comprendere Dio, ma nessuno è veramente interessato. Per esempio, la Bibbia ordina: "Non uccidere!", eppure i mattatoi più moderni sono progettati dai cristiani.(...) Come lei può constatare, i miei discepoli non bevono sostanze alcoliche, non mangiano carne e godono di ottima salute, protetti da tutte le malattie serie. In realtà, il fatto di non mangiare più carne non è un sintomo di coscienza di Krishna ma di civiltà. (...) L'umanità non si è neppure civilizzata: solo l'uomo selvaggio uccide bestie innocenti per mangiarsele.» (Intervista di Sandy Nixon a Srila Prabhupāda, Filadelfia, 1975, inserita nel volume: La scienza della realizzazione spirituale)

Anni fa, la lettura di alcuni libri sulle atroci sofferenze inflitte agli animali negli allevamenti industriali mi ha convinto delle ragioni del vegetarianismo e così, seguendo l’insegnamento di quasi tutti i maestri spirituali conosciuti, ho smesso di mangiare carne e pesce.



Da un po’ di tempo a quella parte, cibarmi di animali mi faceva sentire a disagio. Sapevo che uccidere altri esseri viventi è sbagliato, che è sbagliato in ogni caso. Sapevo che gli allevamenti industriali sono praticamente dei lager in cui gli animali vivono vite infernali, stipati a migliaia in gabbie microscopiche o in spazi ridottissimi, maltrattati, uccisi e macellati in modo crudele e barbaro. 

Se vi interessa l’argomento, vi consiglio di leggere il libro di Jonathan Safran Foer.[1] È un libro terribile, ma aiuta ad aprire gli occhi. Gurdjieff ha ragione quando dice che viviamo in uno stato di sonno, e penso che «svegliarsi» voglia dire anche rendersi conto di ciò che si mangia, e delle cose orribili che devono accadere affinché l’animale si trasformi in pietanza.


Come ho detto, sapevo tutte queste cose. E allora perché continuavo a mangiare animali causandone indirettamente l’uccisione? Perchè ero abituato a fare così.


Tuttavia, se le pareti dei mattatoi fossero di vetro, saremmo tutti vegetariani, come ha giustamente detto qualcuno. Su internet c’è un video, presentato da Paul McCartney in Inghilterra e da Red Canzian in Italia, che vi consiglio caldamente di guardare. Eccolo:




Quanto a me, finalmente ho preso la decisione di smettere di mangiare carne e pesce. E la volete sapere una cosa? Sono molto più contento, adesso. Sarà che sono in pace con la mia coscienza perchè so di non contribuire alla causa delle sofferenze e delle uccisioni degli animali che vengono allevati per fini alimentari, fatto sta che mi sento molto meglio. Mi sento più sereno, più leggero, più coerente. Probabilmente prima sapevo che mangiare animali non era giusto, ma facevo finta di niente e questo generava un conflitto inconscio dentro di me. Adesso quel conflitto non c’è più. E anche se ora le mie abitudini alimentari sono in conflitto con quelle della maggior parte delle persone che conosco, come diceva Gandhi: «Meglio sembrare infedeli agli occhi del mondo che esserlo verso noi stessi.»


Quando cominciamo a sentire che una cosa è sbagliata, siamo tenuti a comportarci di conseguenza. Se sentiamo che un’azione è sbagliata, abbiamo l’obbligo morale di astenerci dal compierla. Non abbiamo più la scusante dell’ignoranza o dell’inconsapevolezza. Infatti, dal discernimento deriva la responsabilità. Perciò non ho avuto scelta.



Perché i vegetariani sono più fortunati dei carnivori?
Otto buone ragioni per non mangiare animali


«Qualunque possa essere la mia consuetudine, non ho dubbio che appartenga al destino della razza umana, nel suo graduale miglioramento, smettere di mangiare animali»[2] ha scritto Thoreau. In effetti, in aggiunta al fatto che non penso sia giusto nutrirsi facendo soffrire e togliendo la vita ad altri esseri viventi, visto che se ne può fare a meno, finora ho trovato almeno sei buone ragioni per non mangiare animali. Eccole:

1) Lo spreco di cibo


L’allevamento degli animali che vengono impiegati a scopo alimentare causa lo spreco di preziose derrate alimentari. «Bisogna infatti ricordare che c’è un rapporto di 1 a 7 fra carne e cereali» scrive Francesco Gesualdi del Centro Nuovo Modello di Sviluppo. «Ciò significa che per ottenere una tonnellata di carne ce ne vogliono 7 di cereali. Se adottassimo tutti una dieta vegetariana, e se la proprietà della terra fosse distribuita equamente, quasi tutte le regioni del mondo potrebbero raggiungere l’autosufficienza alimentare.»[3]


2) Le sostanze nutritive


Sostanze nutritive del tutto analoghe a quelle contenute nella carne, anzi migliori e più adatte al nostro organismo, sono presenti nelle verdure, nei leugumi, nei cereali e nella frutta.


3) L’evoluzione degli animali


Gli animali sono esseri viventi in via di evoluzione tanto quanto lo sono gli esseri umani. Uccidendoli per mangiarli, li priviamo della possibilità di accumulare esperienza e ostacoliamo la loro evoluzione.


4) Il karma


Qui la faccenda è molto semplice. La legge del karma sancisce che siamo destinati a patire tutta la sofferenza che – direttamente o indirettamente – procuriamo al prossimo. Di qui l’incitamento dei maestri orientali a conseguire l’innocuità, e cioè quella condizione ideale in cui l’individuo non nuoce ad alcun essere vivente, una volta conseguita la quale egli interrompe l’accumulo di karma negativo e, vivendo, si limita a eseguirne lo smaltimento, annullando a poco a poco il debito karmico e migliorando sempre di più la propria condizione e il proprio destino.



Anche se a volte sembra che le cose vadano in modo diverso ciascuno di noi finisce sempre per avere in sorte né più né meno di ciò che ha dato agli altri. Questo vale per tutte le azioni che compiamo: presto o tardi, in una forma o nell’altra, riscuoteremo l’esatto corrispettivo della felicità e del dolore che abbiamo dispensato al prossimo – e prossimo non significa solo «esseri umani».

Ciascuno raccoglie ciò che semina, e se semina sofferenza raccoglierà sofferenza. È un principio universale rigoroso ed è esattamente ciò che i buddisti e gli induisti chiamano karma. Se a volte ci sembra che le cose vadano in modo diverso è perché spesso le apparenze ingannano e perché dare e ricevere sono in differita. Ma non c’è possibilità di errore e si tratta di una legge di natura infallibile come può esserlo la legge di gravità. È solo che la scienza non l’ha ancora ratificata.


Così nessuno sfugge mai alle conseguenze delle proprie azioni: è impossibile eludere il karma ed esso non si esaurisce da sé. Al contrario, anche le azioni più insignificanti prima o poi produrranno il loro effetto. Milarepa[4] dovette sopportare grandi fatiche e patire terribili sofferenze per purificare il karma negativo che aveva accumulato nella sua attività di stregone.[5] Si dice che un giorno perfino il Buddha soffrì di mal di schiena perché in una vita precedente, nato come figlio di un pescatore, si era rallegrato del fatto che due pescatori avessero mangiato due grossi pesci ancora vivi.


Ora, astenendoci dal nutrirci di animali evitiamo di contribuire alla richiesta di questo tipo di cibo e di avallare indirettamente la sofferenza che il soddisfacimento di tale richiesta necessita, perché l’allevamento e la macellazione industriale degli animali avviene quasi sempre in condizioni crudeli e inumane. Astenendoci dal nutrirci di animali, evitiamo di renderci indirettamente responsabili di quella sofferenza e così facendo «alleggeriamo» il nostro karma individuale, migliorando il nostro destino. Infatti, la sofferenza che avremmo causato non andrà ad «appesantire» il nostro karma, tornando indietro come un boomerang (quando si sa lanciarlo)Così è assolutamente vero che i vegetariani sono più fortunati dei carnivori.


«Se smettete di uccidere gli animali e cantate il Santo Nome di Cristo, tutto migliorerà» scrive Srila Prabhupāda. Dunque, anche se la vediamo nella maniera più sfacciatamente utilitaristica, essere vegetariani conviene.


Intendiamoci, mi rendo conto che la molla che spinge a diventare vegetariani non dovrebbe essere il desiderio di una contropartita karmica, ma piuttosto la felicità che si prova sapendo di non nuocere agli animali, ma conosco i miei polli, come si suol dire, e so che molti di essi vanno presi per la gola. Temo che di questo passo arriverò a promettere le settantadue vergini del paradiso musulmano a chi diventa vegetariano, ma siccome mi dispiacerebbe venir bollato come uno che dà delle fregature, avvertirò il lettore che anche secondo la religione islamica nell’aldilà non si è più dotati di corpo, ma soltanto di spirito, cosicché plausibilmente le vergini rimarranno tali e il virtuoso potrà, tuttalpiù, giocarci insieme a carte.



A parte gli scherzi, con tutto ciò abbiamo enunciato una semplice legge di natura – la legge di azione e reazione in base alla quale tutta la sofferenza che causiamo dovremo in seguito scontarla sulla nostra pelle – la cui puntualità e precisione è matematica. Premesso questo, il lettore ne faccia l’uso che ritiene opportuno. Uomo avvisato, mezzo salvato, come si suol dire.

Un giorno l’umanità intera sarà vegetariana, ma quel giorno non è ancora arrivato. Quanto a ciascuno di noi, possiamo adeguarci a questa legge subito, smettendo di accumulare «debiti» karmici e diminuendo nei fatti il «carico» di sofferenza che toccherà a noi (e cioè l’ammontare delle malattie, dei colpi di sfortuna e dei guai che ci sono destinati), oppure possiamo scegliere di ignorarla continuando ad acquistare la carne di altri esseri viventi trucidati. Il principio del karma fa il suo dovere comunque e spetta a noi la decisione di usare o non usare questa consapevolezza a nostro vantaggio.


5) Longevità e salute

L’alimentazione carnivora alza il livello del cortisolo, chiamato anche «ormone dello stress», ed è nociva per tutta una serie di altri fattori. In Australia i vegetariani e i vegani hanno addirittura diritto a sconti sulle polizze assicurative, giacché chi segue una dieta vegetariana o vegana ha un’aspettativa di vita più lunga e gode di una salute migliore di chi adotta un regime alimentare convenzionale.


Secondo Umberto Veronesi, «il 30% dei tumori è dovuto a un’alimentazione troppo ricca di grassi di origine animale» e «sappiamo che esistono nei vegetali molecole protettive per tipi specifici di tumore». Infatti, «il licopene contenuto nei pomodori protegge dal cancro della prostata, l’indolo-tre-carbinolo, contenuto nelle crucifere[6] protegge dal cancro al seno, la catechina presente nelle foglie del tè contribuisce a proteggere dal tumore alla pelle, al colon, al polmone, al seno e alla prostata, il resveratrolo contenuto nell’uva e nel vino rosso protegge da patologie cardiovascolari». Inoltre, «alcuni vegetali, come la soia, sono ricchi di fitoestrogeni e per questo possono svolgere un ruolo di regolazione di eventuali influenze ormonali sullo sviluppo di certi tumori» e «le proteine della soia, i legumi, le noci e la fibra solubile abbassano in maniera significativa il colesterolo e i trigliceridi nel sangue.»[7]



E se la vita di un vegetariano è più lunga e più sana di quella di un carnivoro, questo è dovuto da una parte alle proprietà nutritive certamente benefiche dei vegetali, dei cereali e così via, e dall’altra, come dicevamo poco fa, al più lieve «ritorno karmico» che un’alimentazione vegetariana comporta rispetto a un’alimentazione carnivora.

Guarda il servizio andato in onda a Le Iene! (dal min.3:40)


Video e articolo... Scoperto l'elisir della giovinezza!


6) Rafforzamento spirituale ed evoluzione personale


La scelta di non mangiare carni di animali si può infine inquadrare in un percorso di rafforzamento spirituale. Infatti, essere in grado di resistere alla tentazione di mangiare carne quando si ha davanti una bistecca fumante e appetitosa significa far prevalere la volontà sull’istinto ed è una vittoria della parte spirituale e immortale dell’individuo (anima) sulla sua parte materiale e mortale (corpo). Lo spirito ne esce rafforzato e la consapevolezza spirituale viene incrementata. Questo è positivo perché al momento della morte la parte corporea (l’involucro) si separa da quella spirituale: la prima perisce e la seconda sopravvive, dotata di un livello di coscienza pari al grado di consapevolezza spirituale raggiunto dall’individuo nel corso della vita terrena.


Naturalmente, l’industria alimentare tende a farci dimenticare quello che stiamo facendo quando acquistiamo e mangiamo della carne. Da bravi consumatori-pecoroni, noi andiamo al supermercato, passiamo in rassegna il banco delle carni, mettiamo nel carrello le «cose» che vogliamo e ci mettiamo in fila alla cassa... ma quando mai facciamo il collegamento? quando mai pensiamo a che cosa stiamo acquistando? e a come questa «cosa» è finita nel banco-frigo? a quello che è dovuto accadere perché questa «cosa» finisse nel nostro carrello?



Ci viene mai in mente che quello che stiamo per acquistare è un animale fatto a brani? un animale che prima viveva e che poi è stato ammazzato, spesso con un sistema a catena di montaggio brutale ed estremamente doloroso? Ci viene mai in mente che quello che stiamo per acquistare è un animale che prima di finire a brani in quel banco-frigo ha sofferto fisicamente ed emozionalmente? un animale che è stato allevato, cresciuto e spesso manipolato biologicamente e chimicamente solo allo scopo di essere ucciso e mangiato? un animale che ha presumibilmente condotto una vita d’inferno, chiuso in una gabbia o in un recinto insieme a centinaia di altri suoi simili... e tutto perché noi ce lo mangiassimo?

Guardiamo in faccia la realtà: quel pezzo di carne proviene da un animale che, nella migliore delle ipotesi – e sono pochissimi quelli che hanno la fortuna di cavarsela con così poco – è stato ustionato, mutilato e ucciso per qualche minuto di piacere dell’uomo. Il piacere giustifica i mezzi?

(Se niente importa, perché mangiamo gli animali? “Ci sono”, 2, Guanda, pag. 231)

No, non ci viene in mente, e l’industria della carne cerca con ogni mezzo di farci dimenticare tutta la sofferenza che è stata procurata a degli esseri viventi perché quella «cosa» arrivasse nel banco-frigo, tutta la sofferenza di cui noi, nel momento in cui acquistiamo quella «cosa», diventiamo volontariamente o involontariamente complici e responsabili. E noi ci guardiamo bene dal fare il collegamento, giacché l’acquisto della carne è uno dei numerosi automatismi della nostra società, uno degli elementi che rendono le nostre vite sempre più inconsapevoli, sempre più indifferenti, che rendono noi stessi sempre più insensibili, sempre più meccanici, sempre più «addormentati», direbbe Gurdjieff.


La maggior parte delle persone non farebbe quelle cose. La maggior parte di noi non vuole neppure guardarle. Quindi che integrità di fondo c’è nel pagare altri per farle al posto tuo? Si appalta la crudeltà verso gli animali e si appalta la loro uccisione, e per cosa? Un prodotto di cui nessuno ha bisogno: la carne.

(Se niente importa, perché mangiamo gli animali? “Ci sono”, 2, Guanda, pag. 229)

Siamo tutti belli belle addormentate. Per questo, quando parliamo di queste cose a qualcuno, quando gli facciamo notare che cosa sta facendo quando acquista della carne al supermercato o da qualsiasi altra parte, creiamo in lui un piccolo shock e gli diamo un input in direzione del risveglio. Perché il risveglio comincia da qui, dal renderci conto delle conseguenze delle nostre azioni, o in questo caso specifico dal fatto che con l’acquisto di carne non solo legittimiamo questo tipo di processo, dando ad esso il nostro assenso, ma lo perpetuiamo e ce ne rendiamo responsabili (una responsabilità collettiva, d’accordo, ma pur sempre una responsabilità).


Se prendiamo chicchessia e gli spieghiamo che cosa sta facendo quando compie quell’azione, aiutiamo quella persona a destarsi dal torpore, e talvolta essa si rende improvvisamente conto di quello che sta facendo... «Ehi! Io sto facendo questo! Non me ne ero reso conto! Grazie!» Ecco la reazione che otteniamo. Bene, non c’è cosa migliore di questa che possiamo fare per il nostro prossimo. Non c’è aiuto più grande che possiamo dargli.



Non a caso, un rigoroso vegetarianismo è il requisito fondamentale per chi intenda compiere un corretto percorso spirituale. Alice Bailey è molto chiara in proposito. Infatti, spiegando questa regola di comportamento, la Bailey scrive: «Quando nella dieta è inclusa la carne, la natura inferiore si ostruisce e appesantisce, e la fiamma interiore non può risplendere.» E aggiunge: «Il discepolo deve limitarsi a nutrirsi di vegetali, cereali, frutta e noci. Solo così può costruire un corpo fisico capace di resistere all’entrata in esso dell’uomo reale che, nei corpi sottili, è stato al cospetto dell’Iniziatore. Se così non fosse e il discepolo dovesse conseguire l’iniziazione senza questa preparazione, il suo corpo fisico verrebbe distrutto dall’energia che si riversa attraverso i centri nuovamente stimolati, con grave pericolo per il cervello, la spina dorsale e il cuore.»[8]

Ma lasciamo perdere l’esoterismo, per ora, e occupiamoci di cose più terra terra. Per quanto mi riguarda, mi definirei un un vegetariano con tendenze vegane. Mangio le uova, ma cerco di non esagerare con i derivati – per esempio con i latticini – e non acquisto più indumenti di pelle o di cuoio (ci provo, almeno). Insomma, cerco di fare in modo che il mio stile di vita abbia un basso livello di impatto ambientale. Come ho detto, non riuscivo più a sopportare l’idea di nutrirmi togliendo la vita a degli animali. Bene: il regime vegetariano mi permette di mangiare con la coscienza pulita.


Vi sarete fatti l’idea che la carne non mi piacesse molto. Al contrario. Mi piaceva da pazzi. Ero capace di papparmi una fiorentina di un chilo da solo – e in men che non si dica. Ma non pensavo a quello che stavo facendo, o non ci volevo pensare. Per me la carne era cibo – cibo che mi piaceva un sacco. Non aveva niente a che vedere con gli animali o con la loro uccisione. Un giorno ho collegato le due cose e mi sono reso conto di quello che stavo facendo. Al che mi sono detto: «Un momento, non è gusto che si uccidano degli animali perché io mi riempia la pancia. Non è giusto soprattutto perché se ne può fare a meno e perché posso riempirmi la pancia in altri modi», e da quel giorno non sono più riuscito a mangiare carne. Non ho più potuto farlo perché ormai sapevo che cosa stavo facendo.



Non è stato difficile passare da un’alimentazione carnivora a un’alimentazione vegetariana. Vedete, la gente pensa che mangiare vegetariano sia un sacrificio, ma non è affatto così. Tanto per cominciare, ho scoperto una varietà di cereali e di alimenti di cui prima non sospettavo l’esistenza: amaranto, miglio, orzo, soja, fagioli azuki, lenticchie di ogni specie e così via. Facendo largo uso di spezie, aglio e cipolla, sono diventato un abile chef e ho imparato a cucinare delle zuppe deliziose e altri manicaretti decisamente appetitosi. E dal momento che so che 1) questo cibo fa benissimo al mio organismo e 2) non è stato fatto del male a nessun animale per mettere in tavola il mio pasto, me lo gusto ancora di più.

«Non capita mai di, ehm... sgarrare?» mi ha domandato un amico non molto tempo fa.


Qualche volta sì, lo ammetto. Come disse quel tale: «Lo spirito è pronto, ma la panza è debole». Ma se una o due volte l’anno mi capita di aver davanti un piatto di salsiccie e di cedere alla tentazione di mangiarne un paio, non è perché io abbia deciso di tornare a essere carnivoro, ma solo perché così facendo è più facile che io rimanga vegetariano. Infatti, se lasciassi accumulare quel desiderio fino a non poterne più, rischierei, di colpo, di esplodere e di ricominciare a mangiar carne come prima, mentre cedendo alla tentazione una volta ogni tanto, almeno nei primi anni di vegetarianismo, mi «cavo la voglia», come si suol dire, dopodiché posso ricominciare a essere vegetariano senza che lo spettro della carne mi perseguiti.


Questo cambio di regime alimentare ha apportato molti benefici alla mia salute, che è migliorata, come la mia capacità di concentrazione e la regolarità della mia vita intestinale, se proprio lo volete sapere. Lo so, ci sono medici che sostengono che la carne è essenziale per una alimentazione corretta, ma quelle, signori miei, sono cazzate.



L’uomo dovrebbe essere vegetariano. Il comandamento dato da Dio a Mosé non dice «Non uccidere altri esseri umani». Il comandamento dice semplicemente «Non uccidere»; dice: «Smettila di uccidere altri esseri viventi. Non fare più del male ad altri esseri viventi. Non fare più del male neanche a una mosca ...e vedi che cosa succede. Vedi se il tuo destino non migliora.» È tutto karma, come abbiamo detto. E allora che cosa stiamo aspettando?

Il guaio è che la maggior parte delle persone è così condizionata dai propri istinti, dalla propria «natura inferiore», che non riesce a fare a meno di nutrirsi di animali, pur sapendo che è sbagliato, e questo denota debolezza di volontà e nient’altro. Voglio dire che in fondo sappiamo perfettamente che uccidere gli animali per mangiarceli è sbagliato, e che al di là dell’ipocrisia propria alla mentalità alimentare corrente viviamo un conflitto fra il nostro senso di giustizia e la panza, fra la volontà e l’istinto.[9] Bisognerebbe prendere le persone una per una e dir loro: «Smettila di ragionare con la panza e ragiona con la testa: uccidere animali è sbagliato e lo sai, dunque sii coerente con te stesso e comportati di conseguenza!»


Yahveh non è l’unico dio ad aver comandato agli uomini di non uccidere. Nelle Leggi di Manu, si legge: «Si diventa degni della salvezza quando non si uccide alcun essere vivente»[10] e nello Yajur Veda è scritto: «Non dovete usare il corpo che vi è stato dato per uccidere le creature di Dio, siano esse umane, animali o di qualsiasi altra specie.»[11] Secondo il Buddha, poi, la retta azione consiste nel rinunciare a togliere la vita a qualsiasi creatura vivente.[12]



Quanto allo sviluppo spirituale, le cose stanno così: non possiamo evolvere oltre un certo limite finché continuiamo a mangiare animali. Infatti, come ho detto, la decisione di smettere di mangiarli è indice di risveglio. Mi riferisco al semplice fatto di pensare a che cosa stiamo facendo quando mangiamo la carne o il pesce, perché si dà il caso che l’industria alimentare, la produzione in serie delle fettine di pollo e dei bastoncini di merluzzo (a proposito, non è strano e inquietante usare la parola «produzione» riferendola a qualcosa come un animale o come un pesce?) faccia di tutto per indurci a dimenticare che cosa stiamo facendo e tenda a mantenerci in uno stato di sonno, di inconsapevolezza e di automatismo, uno stato in cui, dal canto nostro, rimaniamo volentieri, per amor di panza, anche quando sospettiamo che quello che stiamo facendo non sia del tutto giusto.

Ma chi ha compiuto una scelta come quella vegetariana, o come quella vegana, a un certo punto si è destato e si è accorto che non sapeva – o non voleva sapere – cosa stava facendo, e che quello che stava facendo non gli piaceva affatto. Costui ha cominciato a pensare a quello che stava facendo, a vedere un po’ più in là dello scaffale refrigerato del supermercato, a chiedersi che cosa è dovuto accadere affinché quel tipo di alimento finisse su quello scaffale.



I grandi sapienti furono tutti vegani o almeno vegetariani. Pitagora è stato il primo vegano della storia. Gli Esseni erano rigorosamente vegetariani, e così pure Empedocle, Platone, Plotino, Plutarco, Apollonio di Tiana, lo stesso Epicuro, Porfirio, Giamblico, Ovidio e così via.[13] Sono sicuro che anche Gesù fosse vegetariano.[14] Leonardo da Vinci era vegetariano, e dicono che fosse così accanitamente animalista da comprare uccelli in gabbia dai venditori di polli solo per liberarli.[15] Tolstoj diventò vegetariano dopo i cinquant'anni e in uno dei suoi scritti racconta l’orrore provato durante una visita a un mattatoio e dice: «Non possiamo fingere di non sapere. Non siamo struzzi e non possiamo credere che se ci rifiutiamo di guardare ciò che non desideriamo vedere, questo non esisterà.»[16]


Voltaire, Gandhi, Benjiamin Franklin, Dostoevskij, Franz Kafka, Martin Luther King... fino ad arrivare a giorni nostri: George Harrison, Tiziano Terzani, Franco Battiato, Margherita Hack... sono tutti vegetariani o addirittura vegani. Anche molti artisti di successo lo sono: Bryan Adams, Brigitte Bardot[17], Natalie Portman, Brad Pitt... e si può dire che in generale i vegetariani sono più fortunati dei carnivori, che vengono trattati meglio dal destino, per ragioni karmiche. Persino Dylan Dog è vegetariano, Giuda ballerino![18]
 Se i più grandi sapienti di tutti i tempi, per evolvere spiritualmente e stornare da se stessi le disgrazie (il karma negativo)[19] evitavano di nutrirsi con la carne degli animali ed erano vegetariani qualcosa di vero ci sarà, no? O forse Pitagora, gli Esseni, Gesù, Empedocle, Platone, Plotino, Plutarco, Apollonio di Tiana, Epicuro, Porfirio, Giamblico, Leonardo e così via erano tutti dei coglioni? Non è che siamo noi, i coglioni? noi che, specialmente quando abbiamo davanti una bella bistecca, ci sentiamo più intelligenti di loro? E in quel caso non è piuttosto la panza che mette i piedi in testa alla ragione... e buonanotte al secchio?


                   Gesù era vegetariano?

Duemila anni fa le persone facevano la fame e non si poteva esser troppo schizzinosi, sicché Gesù non ordinò espressamente alla gente: «Non mangiate animali!» Per predicare il vegetarianismo, era infatti necessario attendere tempi in cui non vi fosse carenza di cibo, tempi come i nostri. Lo stesso potremmo dire di Mosè e di altri profeti e legislatori del passato.

Premesso ciò, è evidente che il comandamento «dato» da Dio a Mosé («Non uccidere») e l’esortazione del Cristo ad amare il nostro prossimo comprendessero, quale oggetto del divieto di uccidere e dell’amare, ogni essere vivente e non solo l’essere umano.


Ma la questione principale, relativamente a Gesù e a tutti gli individui «illuminati» o «divini», è la seguente: una volta che si è conseguita l’illuminazione, realizzando sperimentalmente che la realtà è una proiezione soggettiva, cioè una creazione della propria mente, anche il fatto di mangiare o non mangiare animali diviene irrilevante poiché si esce dal «raggio d’azione» del karma e dell’oggettività creaturale.


«Sino a quando non eliminerai la concezione di un sé intrinsecamente esistente devi agire in accordo alla legge del karma» disse Guru Avadhutipa ad Atisha. Ciò equivale a dire che gli illuminati non soggiacciono alla legge del karma e che possono agire in qualsiasi modo senza creare conseguenze. «Eliminare la concezione di un sé intrinsecamente esistente» significa infatti realizzare sperimentalmente, e cioè non solo intellettualmente, ma con tutto il proprio essere, che l’ io è vuoto, come pure è vuoto ogni altro fenomeno.

In altre parole, avendo acquisito il controllo totale della propria realtà, nonché la consapevolezza che tutto è māyā (illusione), l’illuminato (e Gesù era indubbiamente tale) è in grado di disporre della propria proiezione soggettiva a piacimento, e quindi anche di materializzare dal nulla qualunque genere di cibo, di origine animale o meno, senza che ciò comporti la sofferenza che nelle realtà create dalle persone comuni è invece strettamente connessa a un’alimentazione di questo tipo. Persino un comportamento immorale, nel caso di un individuo compiutamente illuminato, verrebbe ad essere irrilevante e privo di conseguenze.



Naturalmente, un individuo illuminato non avrebbe alcun motivo per adottare né il primo né il secondo dei comportamenti menzionati, a meno che non volesse nutrire altre persone, come nel caso della moltiplicazione dei pani e dei pesci operata da Gesù (azione karmicamente priva di conseguenze, per le ragioni che abbiamo appena esposto) o a meno che non intendesse insegnare qualcosa a qualcuno con un metodo anticonvenzionale (a questo scopo talvolta i Buddha hanno persino assunto la forma di demoni).

Fatta eccezione per questi «casi speciali», non v’è ragione per cui un illuminato adotterebbe i comportamenti menzionati: infatti, non soggiacendo più alle necessità del mondo fisico, se volesse egli potrebbe persino fare a meno di nutrirsi, come nel caso dello yogi Prahlad Jani; non essendo soggetto alle passioni, poi, l’illuminato non è indotto a un comportamento immorale dalle brame egoistiche che spingono a tale comportamento l’essere umano ordinario.



I « mangiamorte »
ovvero:
Cosa ne pensavano Plutarco, Leonardo da Vinci, Gurdjieff, Tolstòj, Srila Prabhupāda e altri saggi di ieri e di oggi...

Cibandoci di animali uccisi noi ci nutriamo di sofferenza e di morte, al punto che dovremmo esser chiamati mangiamorte.
Desidero riportare per esteso le parole usate dallo stesso Plutarco nel trattato intitolato Del mangiare carne. Ecco l’incipit di questo assennatissimo testo:

«Tu vuoi sapere secondo quale criterio Pitagora si astenesse dal mangiar carne, mentre io mi domando con stupore in quale circostanza e con quale disposizione spirituale l’uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue e sfiorò con le labbra la carne di un animale morto; e imbandendo mense di corpi morti e corrotti, diede altresì il nome di manicaretti e di delicatezze a quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si muovevano e vivevano. Come poté la vista tollerare il sangue di creature sgozzate, scorticate, smembrate, come riuscì l’olfatto a sopportarne il fetore? Come mai quella lordura non stornò il senso del gusto, che veniva a contatto con le piaghe di altre creature e che sorbiva umori e sieri essudati da ferite mortali?»[20]
Più avanti il testo si presenta così:
«Ma voi, uomini d’oggi, da quale follia e da quale assillo siete spronati ad aver sete di sangue, voi che disponete del necessario con una tale sovrabbondanza? Perché calunniate la terra, come se non fosse in grado di nutrirvi? Perché commettete empietà contro Demetra legislatrice e disonorate Dionisio benigno, dio della vite coltivata, come se non vi venissero da loro doni a sufficienza? Non vi vergognate di mischiare i frutti coltivati al sangue delle uccisioni? Dite che sono selvatici i serpenti, le pantere e i leoni, mentre voi stessi uccidete altre vite, senza cedere affatto a tali animali quanto a crudeltà. Ma per loro il sangue è un cibo vitale, invece per voi è semplicemente una delizia del gusto».[21]
Plutarco nega la natura istintiva dell’appetito per le carni. Egli sostiene che non si tratti di un istinto autentico, bensì di un pervertimento dell’istinto, e mostra come la consuetudine di mangiare animali sia in realtà del tutto innaturale. «Che crudeltà! È terribile vedere infatti imbandite le mense dei ricchi, che usano i cuochi, professionisti o semplici cucinieri, come acconciatori di cadaveri (...)»[22] scrive, e poco dopo aggiunge: «Consideriamo senz'altro assurda la convinzione di quanti affermano che l'uso di mangiare la carne abbia un'origine naturale. Che l'uomo non sia carnivoro per natura, è provato in primo luogo dalla sua struttura fisica. Il corpo umano infatti non ha affinità con alcuna creatura formata per mangiare la carne: non possiede becco ricurvo, né artigli affilati, né denti aguzzi, né viscere resistenti e umori caldi in grado di digerire e assimilare un pesante pasto a base di carne. Invece, proprio per la levigatezza dei denti, per le dimensioni ridotte della bocca, per la lingua molle e per la debolezza degli umori destinati alla digestione, la natura esclude la nostra disposizione a mangiare la carne.


Se però sei convinto di essere naturalmente predisposto a tale alimentazione, prova anzitutto a uccidere tu stesso l'animale che vuoi mangiare. Ma ammazzalo tu in persona, con le tue mani, senza ricorrere a un coltello, a un bastone o a una scure. Fa’ come i lupi, gli orsi e i leoni, che ammazzano da sé quanto mangiano: uccidi un bue a morsi o un porco con la bocca, oppure dilania un agnello o una lepre, e divorali dopo averli aggrediti mentre sono ancora vivi, come fanno le bestie. Ma se aspetti che il tuo cibo sia morto e se la vita presente in quelle creature ti fa vergognare di goderne la carne, perché continui a mangiare contro natura gli esseri dotati di vita? Eppure, neanche quando l'animale è morto lo si potrebbe mangiare così come si trova, ma si lessa, si arrostisce, si modifica la sua carne per mezzo del fuoco e delle spezie, alterando, trasformando e mitigando con innumerevoli condimenti il sapore del sangue, affinché il senso del gusto, tratto in inganno, possa accettare quanto gli è estraneo.»[23]


«I leoni e altri animali mangiano carne, ma questo non significa che noi dovremmo» scrive Sharon Gannon[24]. «Loro se non lo facessero morirebbero. Gli esseri umani, invece, scelgono di mangiare carne; non è una necessità fisiologica. Infatti, siamo anatomicamente progettati per essere vegetariani.» Poi fa notare: «I leoni e gli altri animali carnivori, oltre a mangiare carne, fanno molte altre cose. Vivono all’aperto, non dentro a delle case; non indossano vestiti e non guidano automobili. Perché citare solo una delle molte cose che fanno e sostenere che dovremmo imitarli? Non ha molto senso.»[25]


Quanto alla tesi che un’alimentazione carnivora inibisca lo sviluppo spirituale, Plutarco si esprime in questo modo:

«Per di più, non solo l’uso di mangiare la carne è contro natura per il corpo, ma ottunde anche l'anima per il senso di pienezza e di sazietà che produce: “Il vino e l'uso smodato della carne rendono forte e robusto il corpo, ma indeboliscono l'anima”.» E poco dopo spiega: «Gli orci vuoti risuonano quando vengono percossi, ma una volta riempiti non rispondono ai colpi. Gli oggetti sottili di bronzo trasmettono in cerchio il suono, finché qualcuno non lo soffochi e non lo attutisca ponendovi sopra la mano, mentre il colpo si propaga circolarmente. L’occhio, riempito da un eccesso di liquido lacrimale, resta appannato e indebolito nella funzione che gli è propria. Se guardiamo il sole attraverso l’aria umida e una cortina di grevi vapori, non lo vediamo limpido né splendente, ma cupo, caliginoso e con i raggi tremolanti. Allo stesso modo, passando attraverso un corpo torbido, sazio e appesantito da cibi impropri, la luce e lo splendore dell'anima risultano necessariamente indeboliti e confusi...»[26]
«Ai giorni nostri, l’ostacolo più grosso per la nostra evoluzione spirituale come specie è la nostra percezione e il trattamento che riserviamo agli animali e al mondo naturale» scrive Sharon Gannon. «Quando ci risveglieremo dal nostro sonno di negazione e diventeremo consapevoli della verità della nostra connessione a tutta la vita, la nostra pratica spirituale, o sadhana, potrà avere inizio.»[27]

«Il latte, il burro, il formaggio e altri simili prodotti forniscono grassi animali in una forma che esclude ogni necessità di uccidere creature innocenti» ha scritto Srila Prabhupāda, il sapiente fondatore della Società Internazionale per la coscienza di Krishna. «Soltanto una mentalità barbara permette che si continuino a massacrare gli animali.»[28] E poco più avanti: «L’abbattimento degli animali è un metodo proprio del sub-umano. Quanto alle proteine, si trovano abbondantemente nei ceci, nel dāl (leguminosa simile alla soia), nel grano integrale e in molte leguminose.»[29]


«Non dobbiamo pensare che Dio si trovi nel nostro cuore, e non nel cuore del cane, del gatto o della mucca» dice inoltre Srila Prabhupāda in un altro testo. « (...) Egli si trova nel cuore di tutti gli esseri, dell’uomo come della formica. L’unica differenza consiste nel fatto che cani e gatti non sono in grado di comprenderlo.»[30] Per questo, fra l’altro, l’esser nati in forma umana è considerata una grande fortuna in India.[31] E anche secondo Annie Besant, «noi siamo qui come educatori, direttori, aiutanti delle creature inferiori, che stanno al di sotto di noi nella scala dell’evoluzione. Ogni qualvolta commettiamo contro gli animali una crudeltà, una durezza, una brutalità di qualsiasi specie, noi pecchiamo contro Colui che dimora dentro di loro e di cui anch’essi sono una manifestazione inferiore.»[32]


«Per uno yogi è saggio considerare che quando qualcuno fa del male ad un altro, quell’azione perpetui la ruota del samsara, il ciclo di nascita, vita e morte» ammonisce infine la Gannon. «Lo yogi sta provando a liberarsi dal samsara e perciò non mangia carne, visto che (il mangiare carne) crea quel tipo di karma che ci tiene tutti legati a quella ruota.»[33]



In effetti, e scusate se mi ripeto, se tutti i saggi e i sapienti della storia erano vegetariani o vegani, una ragione ci sarà. Nella Vita di Apollonio di Tiana di Filostrato, Apollonio dopo aver spiegato che Pitagora non si nutriva di animali né di pesci, dice di lui: «Sostenendo inoltre che gli abiti che si portano di solito sono impuri, in quanto provengono da esseri mortali, si abbigliava di lino; e per la stessa ragione intrecciava il vimine per farsene le calzature. Dal suo stato di purezza trasse molti vantaggi, soprattutto la conoscenza della propria anima.»[34]

Giamblico conferma: «Pitagora usava una veste bianca e pura, e tali erano anche le sue lenzuola. Queste erano di lino, perché egli non si serviva di pelli d’animali: un uso, questo, che trasmise ai suoi discepoli.»[35] Inoltre, Giamblico ci dice che Pitagora, «avendo rinunciato al vino e alla carne, e già da prima alle grandi quantità di cibo, si limitava a nutrirsi di alimenti leggeri e digeribili, ottenendone necessità di poco sonno, facilità alla veglia, purezza dell’animo e insieme perfetta e incrollabile salute fisica»[36]. Più avanti, egli aggiunge che Pitagora «insegnava ai discepoli a non cibarsi della carne degli animali e ad astenersi anche da certi alimenti che ostacolavano la vigilanza e la purezza dell’intelletto; insegnava il riserbo e il totale silenzio, che educa a dominare la lingua per molti anni, nonché la ricerca e la ripetizione accanite e instancabili dei concetti più difficili.»[37] Ci dice poi che questo maestro «prescriveva di non bere, di mangiare e dormire poco, e consigliava lo spontaneo disprezzo e il rifiuto della gloria, delle ricchezze e simili, il sincero rispetto dei più anziani...»[38]



Infine, per ciò che concerne la frase del trattato Il primo gradino di Lev Nikolàevič Tolstòj (1902), vale la pena di riportare qui integralmente il passo in oggetto:
«Non possiamo fingere di non sapere. Non siamo struzzi e non possiamo credere che se ci rifiutiamo di guardare ciò che non desideriamo vedere, questo non esisterà. E tanto meno lo possiamo, quando ciò che non vogliamo vedere è quel che vogliamo mangiare. E soprattutto, se almeno fosse necessario tutto ciò! O magari non necessario, ma se non altro almeno utile a qualcosa. E invece? Niente, non è di nessuna utilità. (Coloro che ne dubitano leggano quei numerosi libri che sono stati scritti a questo proposito da scienziati e da medici, e nei quali viene appunto dimostrato che la carne non è affatto necessaria all'alimentazione umana. E non ascoltino invece quei medici veterotestamentari che difendono a spada tratta la necessità di far uso di carne solamente perché la carne è stata ritenuta necessaria per lungo tempo dai loro predecessori e poi anche da loro stessi; costoro la difendono caparbiamente, con malevolenza, così come si difende sempre quel che è vecchio e va ormai cadendo in disuso.) Serve soltanto a educare la gente ai sentimenti bestiali, a sviluppare la bramosia, la lussuria, l'ubriachezza. Il che trova perennemente conferma nel fatto che uomini giovani, buoni, non guastati ancora, e in particolar modo le donne e le fanciulle, sentono, pur senza saperlo, che così come da una cosa ne deriva un'altra, allo stesso modo la virtù non è compatibile con la bistecca, e non appena desiderano esser buoni, abbandonano appunto i cibi a base di carne.»
Per quanto mi riguarda, penso che sotto sotto sappiamo perfettamente che uccidere altri esseri viventi per cibarcene è sbagliato, soprattutto perché ne potremmo fare tranquillamente a meno. Sotto sotto, questo noi lo sappiamo perfettamente, ripeto, giacché è oltremodo evidente che uccidere è sempre sbagliato, e come dice un proverbio africano: «Non c'è bisogno di mostrare l'elefante con il dito».

Ma Henry Miller ha ragione quando dice che noi viviamo nel «Tempo degli Assassini», quando dice: «L’ordine del giorno è: liquidare! il nemico, l’arcinemico, è l’uomo che dice la verità. Ogni ambito della società è permeato di falsità e di falsificazione. Quel che sopravvive, quel che si sostiene, quel che si difende, l’ultima trincea, è la menzogna.»


Ebbene, solo quando smetteremo di mentire a noi stessi – solo quando smetteremo di uccidere – iniziando una buona volta a essere coerenti con quanto sappiamo e sentiamo nel profondo dell’animo, solo allora in questo mondo comincerà ad esserci un po’ più di ordine. Le bestie sono bestie appunto perché, schiave degli istinti, si sbranano l’un l’altra. Noi però non siamo bestie, ma esseri umani, ed è ora che iniziamo a comportarci come tali.


                      Cristiani della domenica...


 Sia Gurdjieff che Srila Prabhupāda dicono chiaro e tondo che i veri cristiani sono pochissimi. «Per parlare francamente, trovo sia difficile trovare un vero cristiano» ha dichiarato il guru degli Hare Krishna. «I cosiddetti cristiani non si attengono agli ordini della Bibbia. Uno dei dieci comandamenti dice: “Non ammazzare.” Ma dov’è quel cristiano che non uccide mangiando la carne della mucca?»
 In effetti, molti di noi si dicono cristiani... però continuano a contribuire a creare la «domanda di morte» di miliardi di animali acquistando carne e pesce nei nostri supermercati, mandando al macello creature innocenti cresciute tra atroci sofferenze e barbaramente uccise.

 Ora, a me sembra che questi siano solamente dei «cristiani della domenica».

 Si possono forse chiamare «cristiani» tutti quelli che dopo la messa corrono a casa a papparsi il loro bravo abbacchio, cioè un povero agnellino assassinato, macellato e fatto al forno? A che pro andare in chiesa, atteggiarsi a penitenti, fare la comunione, dire le nostre brave preghierine, se poi si è complici di una tale scelleratezza? A che pro ascoltare la parola di Dio, se poi non la si mette in pratica?


Ebbene, cari cristiani della domenica, sappiate che il vero cristiano è vegetariano, come l’iniziato e l’aderente alla dottrina autentica di qualunque credo o religione. Costoro infatti, oltre a desiderare che ogni essere vivente soffra il meno possibile, conoscono il principio del karma e quello dell’evoluzione spirituale, e non li sottovalutano come a torto fanno gli pseudocristiani di oggi. Così, se Leonardo da Vinci comperava dei polli al mercato solo per liberarli, i brahmani e i buddhisti fondano ospedali per gli animali malati e preparano rifugi persino per gli insetti, come ci ricorda H.P. Blavatsky, e i seguaci della setta giainica preferiscono perder tempo a spazzare via dal loro cammino gli insetti indifesi piuttosto che privare della vita, con indifferenza, il più minuto di essi.[39]



Ed ecco l’opinione di Srila Prabhupāda, espressa nel corso di una conversazione del guru del movimento Hare Krishna con il Cardinale Danielou, a Parigi:

Srila Prabhupāda: «Gesù Cristo disse: "Non uccidere." Perché allora i cristiani uccidono gli animali?»
Cardinale Danielou: «Naturalmente il cristianesimo proibisce di uccidere, ma noi crediamo che ci sia differenza tra la vita di un essere umano e quella di un animale. La vita umana è sacra perchè l'uomo è fatto a immagine di Dio; per questo è proibito uccidere un essere umano.»
Srila Prabhupāda: «La Bibbia non dice: "Non uccidere l'essere umano". Dice più ampiamente: "Non uccidere".»
Cardinale Danielou: «Noi crediamo che solo la vita umana sia sacra.»
Srila Prabhupāda: «Questa è la vostra interpretazione. Il comandamento dice: "Non uccidere".»
Cardinale Danielou: «È necessario per l'uomo uccidere animali per avere cibo da consumare.»
Srila Prabhupāda: «No. L'uomo può mangiare cereali, verdure, frutta e latte.»
Cardinale Danielou: «Niente carne?»
Srila Prabhupāda: «No. Gli esseri umani sono fatti per mangiare cibo vegetariano.»
(...)
Srila Prabhupāda: « (...) Gesù Cristo insegnò: “Non uccidere”. Perché lo interpretate a seconda di come vi conviene?»
Cardinale Danielou: «Ma Gesù permise il sacrificio dell'agnello pasquale.»
Srila Prabhupāda: «Ma non mantenne mai un mattatoio.»
Cardinale Danielou (ridendo): No, ma mangiò carne.»
Srila Prabhupāda: «Quando non c'è altro cibo si può mangiare carne per non morire di fame. Questa è un'altra cosa. Ma è molto peccaminoso mantenere regolarmente mattatoi solo per soddisfare il vostro palato. Non avrete una società umana finché non sarà bloccata questa crudele pratica di mantenere i mattatoi.»

«Noi crediamo che solo la vita umana sia sacra» ha detto il Cardinale Danielou. È la posizione di molti, ed è una posizione molto ipocrita.
Quanto all’idea assurda che gli animali non abbiamo un'anima, Srila Prabhupāda si è espresso in termini molto chiari:

Studente: «Srila Prabhupāda, il permesso ai cristiani di mangiare carne si basa sull'opinione che le specie di vita inferiori non abbiano un'anima come gli esseri umani.»
Srila Prabhupāda: «Questa è una sciocchezza. (...)»
Cardinale Danielou: «Noi ammettiamo che nell'animale possa esserci lo stesso tipo di esistenza biologica presente nell'uomo, ma non ammettiamo che possa avere un'anima. Noi crediamo che l'anima sia esclusivamente umana.»
Srila Prabhupada: « La Bhagavad-gītā dice sarva-yonisu: "L'anima esiste in tutte le specie viventi."»[40]

Anche nel Libro di Enoch si afferma che gli animali hanno un’anima.
     È scritto nel Libro di Enoch slavo:

LVII – 4 Il Signore non giudicherà l’anima di un animale a causa del male fatto ad un uomo ma giudicherà l’anima dell’uomo a causa del male fatto ad un animale, nel mondo che verrà.

LIV – 1 Chi fa del male agli animali è come se facesse del male alla propria anima.
2 – E pensare che l’uomo offre come vittime animali e compie tali sacrifici per salvare la sua anima ed è convinto che con simili sacrifici di animali ed uccelli si possa realmente salvare l’anima!
3 – E se ve ne servirete come cibo incapperete in un peccato da espiare: perciò regolatevi con giustizia e salverete la vostra anima.
4 – Perfino chi uccide un animale senza ferirlo, è come se uccidesse la propria anima e pecca contro la sua stessa carne. 
5 – Ed anche se uno ferisce un animale in segreto compie un’azione malvagia e pecca contro la sua anima.

Mi lascia esterrefatto che per la maggior parte i nostri sacerdoti siano carnivori, e mi chiedo com'è possibile? Se non riescono a vedere la contraddizione che c'è tra l'essere religiosi - quindi, in teoria, a favore della vita, contro l'aborto, la pena di morte ecc. - e il fatto di sovvenzionare i macelli e di sostenere la violenza contro gli animali per mezzo dei loro consumi, è segno che dovrebbero metter su un paio di occhiali. 

I sacerdoti, i cardinali e tutti i membri del clero cattolico dovrebbero essere vegetariani. Di più - dovrebbero essere vegani o quasi. Guardate infatti che cosa ne è dei pulcini e come vengono trattati negli stabilimenti per la produzione delle uova: 




Ora ditemi: come può un cristiano tollerare tutto questo? Come può ratificare tutto questo con i propri acquisti e con le proprie abitudini alimentari?


In particolare, dovrebbero essere vegetariani i membri del clero di ogni religione; dovrebbero esserlo tutti coloro che pretendono di indicare la via e di far da tramite fra Dio e il suo gregge 
perché chi non ha riformato radicalmente se stesso non può pretendere di riformare la società.


Non saranno pochi gli esponenti del clero cattolico che leggendo queste righe si offenderanno - ci scommetto - giacché non sono pochi quelli che - molto arrogantemente, secondo me - credono di detenere il monopolio della morale. Molti di essi, lo so bene, sono persone migliori di me, persone che hanno fatto del bene al prossimo e così via, ma su questo punto hanno torto, ed io devo colpire dove fa male, se no che gusto c’è?


«Penso che i preti dovrebbero collaborare con il Movimento per la Coscienza di Krishna. Cantare il nome di Cristo e non indulgere più nel massacro di animali è un programma che va d'accordo con gli insegnamenti della Bibbia, non è una filosofia di mia invenzione» ha detto Srila Prabhupāda. «Un predicatore della coscienza di Dio è amico di tutti gli esseri viventi. Gesù Cristo diede l'esempio di questa buona attitudine insegnando: "Non uccidete". Ma i cristiani preferiscono fraintendere questa istruzione. Pensano che gli animali non abbiano un'anima per cui ritengono di poter uccidere liberamente nei mattatoi milioni di animali innocenti.»

La nostra civiltà approva – anzi, incoraggia – il consumo di carne animale, ma questo non significa niente. La nostra civiltà ammette anche l’aborto, la pena di morte, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse ambientali e un mucchio di altre cose palesemente insensate ed ingiuste. La nostra civiltà un tempo ammetteva lo schiavismo. E certe società consentivano persino il cannibalismo. È venuto il momento di disconnetterci da questa imbecillità collettiva che per giunta ci tiene relegati nell’angolo più buio di noi stessi, nella miseria e nell’impotenza. È venuto il momento di riacquistare il senso di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato.

Mi rendo conto che il mio ripetere con insistenza che non è giusto mangiare gli animali – che non è giusto uccidere – potrà dar fastidio a molti lettori, eppure, come credo abbia detto Martin Luther King, prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è nè sicura, nè conveniente, nè popolare, ma bisogna prenderla perché è giusta.

Proprio così: talvolta la verità è scomoda e non vorremmo sentirla, ma una volta che sappiamo che cosa sarebbe giusto fare, vogliamo continuare a fare ciò che è sbagliato solo perché siamo abituati a farlo, o vogliamo correggere il nostro comportamento e cominciare a fare quello che è giusto?


Perciò ora mi rivolgo a te, caro lettore carnivoro – a te personalmente. Davvero non riesci a capire che è profondamente sbagliato togliere la vita ad altri esseri viventi, per qualsiasi ragione lo si faccia? E non importa se lo fanno tutti. Non è una giustificazione.



Anche su questo argomento si è espresso in maniera più che appropriata il saggio Belzebù di Gurdjieff quando ha detto:
Orbene poiché l'insieme di tutti i tipi di esseri costituisce la forma del processo d'esistenza universale richiesta dal Nostro Creatore Comune, l'essenza di ciascun essere Gli è ugualmente preziosa e ugualmente cara. Per il Nostro Creatore Comune gli esseri non sono che particelle d'esistenza di una sola Essenza, spiritualizzata da Lui. Ma che cosa vediamo succedere intorno a noi? Una delle forme di esseri creati da Lui, nella cui presenza Egli ha riposto la sua speranza per il bene a venire di tutte le cose esistenti, s'è messa a dominare le altre forme e a distruggerne l'esistenza a dritta e a manca abusando dei propri vantaggi – e presume di farlo “in Suo nome”.[41]
A mio avviso, questo vale per l’antico «vezzo» di sacrificare gli animali agli dei, come per quello di cibarsene.

E ora, per favore, non rifilatemi la solita manfrina che – lo so – avete già sulla punta della lingua, la solfa secondo la quale l’uomo è onnivoro sin dall’alba dei tempi e tutte quelle balle. Se uno è abituato sin dall’infanzia a dare una craniata contro il muro tutte le mattine come si sveglia, ciò non toglie che la sua qualità di vita migliorerebbe considerevolmente, qualora smettesse di farlo. Se poi questa craniata mattutina, a lungo andare e per qualche ragione a dir poco perversa, procura a costui persino una certa misura di piacere, allora questo vuol dire che gli si è allentata qualche rotella nel cervello, a furia di pigliare il muro a craniate, e non certo che fa bene a fare quello che fa.


Obiezioni


«Spiegami una cosa» mi ha detto un amico poco tempo fa. «Da quello che ho capito, se diventiamo vegetariani, o – ancora meglio – vegani, miglioriamo il nostro karma. Eppure anche i vegetali sono esseri viventi. Anche cogliendo e mangiando dei vegetali, uccidiamo degli esseri viventi. Quindi che differenza c’è tra mangiare un pollo o una carota?»


«Se mangi una carota, la sofferenza provocata, e la corrispondente sanzione karmica, sono inferiori. Infatti la forma di vita vegetale, essendo meno evoluta rispetto a quella animale – meno cosciente, voglio dire – soffre meno di quest’ultima, sicché il carico di sofferenza che andrà ad appesantire il tuo karma è inferiore. Insomma, è vero che anche una pianta soffre, quando viene sradicata e fatta a pezzi, ma trattandosi di una forma di vita meno sofisticata e complessa rispetto all’animale, priva di nervi, di ghiandole, di recettori del dolore e così via, la sofferenza che provochiamo uccidendo una pianta è minore di quella che provochiamo uccidendo un animale, e così pure il corrispondente debito karmico.»


Sharon Gannon dice: «Lo yogi si sforza di causare meno dolore possibile, ed è chiaro che sostenere una dieta vegetariana sia meno dannoso per il pianeta e per tutte le creature.»[42] Per la stessa ragione, uccidere una formica è meno grave che uccidere un vitello. Essendo una forma di vita meno sofisticata, la formica infatti soffre meno del vitello. Come scrive Pabonka Rimpoce: «uccidere un elefante è un atto più grave dell’uccidere un insetto. Uccidere animali dal corpo colossale o dotati di una grande forza fisica è un’azione negativa più grave perché essi patiscono una maggiore sofferenza. In alcuni paesi si bruciano vivi rane, pollame e insetti: sono azioni gravi per la loro natura, sia per l’azione in se stessa.»[43] E che dire delle aragoste che vengono bollite vive nelle cucine dei nostri ristoranti?



Le ragioni profonde del vegetarianismo



Ho scoperto che l’ultimo grido in fatto di alimentazione è il fruttarismo. I fruttariani sostengono che i nostri antichi progenitori si nutrivano semplicemente di frutta, di noci e di semi e che la frutta è il cibo più adatto alla specie umana.


Ci sono fruttariani che mangiano solo quello che cade dagli alberi, perché si tratta di cibo che può essere raccolto senza arrecare danno alle piante.


Naturalmente penso sia un comportamento eccessivo e ritengo che oggi sia sufficiente evitare di nutrirsi di animali, ma a livello teorico posso capire il ragionamento dei fruttariani. Insomma, l’idea è che tutta la Creazione è in via d’evoluzione: quindi non solo il regno umano, ma anche il regno animale, il regno vegetale e persino il regno minerale. Dunque, in teoria, anche mangiando i vegetali si arreca un danno all’evoluzione nel suo complesso, anche se questo danno è di minore entità rispetto al danno che si arreca all’evoluzione mangiando animali.


Da quello che ho capito, è una questione di potenzialità evolutive. E le potenzialità evolutive di ciascun regno dipendono dalla velocità con cui esso evolve.[44] 


Mi spiego: è proprio la velocità con cui ciascun regno della natura evolve che dà maggior o minor valore al tempo che ciascun regno ha davanti – perché il tempo è in se stesso evoluzione. Più elevata è la velocità con cui un regno evolve, maggiore sarà il valore del tempo di quel regno. Se la velocità con cui un certo regno evolve è minore della velocità con cui evolve un altro regno, allora il valore del tempo del primo regno è inferiore al valore del tempo del secondo regno. Quindi noi rubiamo meno tempo all’evoluzione complessiva della Manifestazione se sottraiamo vita – e quindi tempo – a esseri appartenenti al regno vegetale che se sottraiamo vita – e quindi tempo – a creature appartenenti al regno animale.

Infatti, aumentando il livello di evoluzione, aumenta anche la velocità con cui un regno evolve e quindi il valore del suo tempo.
  Il regno minerale è il più lento a evolvere e quindi il regno il cui tempo ha il minor valore – ma noi non possiamo certo mangiare dei sassi.
 Il regno vegetale è già più veloce e il suo tempo ha già più valore del tempo del regno minerale.
  Poi viene il regno animale, il cui tempo ha più valore ancora, seguito da quello umano, che è il più veloce a evolvere di tutti, ragion per cui il tempo degli esseri umani è il più prezioso.
  Questo è proprio ciò che ci da il diritto di nutrirci di esseri appartenenti al regno animale, qualora non sia possibile nutrirci di esseri appartenenti al regno vegetale. Ed è pure la ragione per cui i mangiatori di uomini, come il perfido figlio di Sudāsa, sono decisamente i peggiori dal punto di vista alimentare. (Cfr. Ārya Śūra, 31, Bur) 

 In parole povere, alla velocità di evoluzione di ciascun regno corrisponde il valore – potremmo dire l’importanza – del regno stesso dal punto di vista dell’evoluzione complessiva della Creazione. Di conseguenza, il danno arrecato all’evoluzione nel suo complesso sopprimendo un animale a scopi alimentari è superiore al danno arrecato all’evoluzione nel suo complesso sopprimendo un vegetale.

 A prescindere dal compenso o dalla sanzione karmica, ponendo come presupposto che vita significa esperienza ed esperienza significa evoluzione, si tratta dunque di adottare un’alimentazione che interferisca il meno possibile con l’evoluzione delle forme di vita e quindi con la vita stessa. Se adottiamo questa logica, è evidente che la peggiore forma di alimentazione è quella che comporta l’uccisione di forme di vita animali, cioè l’alimentazione carnivora, in quanto l’evoluzione animale è la più preziosa dopo quella umana. Essa infatti ha un importanza maggiore rispetto, per esempio, a quella vegetale, perché è l’evoluzione che procede più rapidamente dopo quella umana. Certo, tecnicamente anche mangiando i vegetali si finisce per interferire con l’evoluzione perchè la vita vegetale è anch’essa vita in evoluzione. In questo senso, i più avanzati sarebbero proprio i fruttariani perché, come ci ricorda Srila Prabhupāda, «gli alberi ci offrono molte varietà di frutta ma non vengono uccisi.»


Naturalmente, non è necessario arrivare a tanto. Basterebbe astenersi dal nutrirsi di animali. Anche Max Heindel sostiene «che quando prendiamo una vita distruggiamo la forma che Dio ha costruito per manifestarsi». «Gli animali inferiori stessi sono degli Spiriti in via di evoluzione, e sono dotati di sensibilità» scrive. «Il bisogno di acquisire esperienza li spinge a costruirsi diverse forme che sono i loro veicoli. Quando togliamo loro questi veicoli li priviamo di un'occasione per acquisire esperienza. Ben lungi dall'aiutarli, noi ostacoliamo il loro progresso.»[45]



In India l’atteggiamento corretto è detto ahimsā (non violenza). «Significa non interrompere l’evoluzione di nessun essere vivente» spiega Srila Prabhupāda. «Non si deve credere che poiché la scintilla spirituale non muore mai e sopravvive anche quando il corpo muore, non ci sia niente di male nel massacrare gli animali per mangiarseli. Oggi la gente preferisce nutrirsi di carne animale, nonostante abbia a disposizione grandi quantità di cereali, frutta e latte. In realtà non c’è alcun bisogno di abbattere gli animali. (...) L’uomo desideroso di avanzare nella realizzazione spirituale non deve, in nessun caso, fare violenza agli animali quando il nutrimento è in abbondanza. La vera ahimsā consiste nel non frenare lo sviluppo di un essere, di qualunque specie esso sia. Gli animali, trasmigrando da una specie all’altra, progrediscono seguendo una certa evoluzione, ma se un animale viene ucciso, il suo progresso è rallentato. Infatti, prima di elevarsi alla specie animale superiore dovrà ritornare nella specie che ha prematuramente lasciato per completarvi il suo dovuto numero di giorni o di anni. Non si deve dunque rallentare l’evoluzione degli animali solo per soddisfare il proprio palato.»[46]

Pier Francesco Grasselli, La Ricerca di Se stessi, estratti dal 4° e dal 6° volume.


Nota: Di prossima pubblicazione, «La Ricerca di Se stessi» è la nuova opera dell’autore dei romanzi «Ho scaricato Miss Italia», «Fanculo amore» e della trilogia «maledetta» formata da «L'ultimo Cuba Libre», «All'Inferno ci vado in Porsche» e «Vivere da morire», tutti editi da Mursia.



NOTE AL TESTO:


[1] Eating Animals. Titolo italiano: Se niente importa, perché mangiamo gli animali? Edizioni Guanda.

[2] Henry Thoreau, Walden –Vita nei boschi, Capitolo XI “Leggi più alte”, Grandi Classici Bur, pag. 281.
[3] Manuale per un consumo responsabile, 2, “Gli autogol delle imprese: il caso McDonald’s”, Nuova Edizione, Feltrinelli, pag. 49
[4] Mago, poeta e santo tibetano.
[5] Cfr. Vita di Milarepa – I suoi delitti, le sue prove, la sua liberazione, Adelphi, Parti prima e seconda.
[6] Famiglia botanica a cui appartengono i cavoli, i cavolfiori, i broccoli e così via.
[7] Estratti da Verso la scelta vegetariana, di Umberto Veronesi e Mario Pappagallo, Giunti, “Alimentazione e protezione della salute”.
[8] Alice Bailey, Iniziazione umana e solare, Capitolo XIX, Regole per i candidati.
[9] In realtà, è lecito avanzare delle obiezioni anche riguardo la natura istintiva dell’appetito per le carni, come si evince dal passo di Plutarco riportato poco più avanti.
[10] Manusmriti, 6.60.
[11] Yajur Veda 12.32.
[12] Cfr. Buddha, Discorsi, “Grande discorso dei pilastri della saggezza”, 91.
[13] Per maggiori informazioni: Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora.
[14] La questione sarà chiarita tra poco.
[15] In realtà, si tratta di una pratica diffusa in oriente, dove acquistare e liberare animali già destinati alla macellazione viene considerato un efficace sistema per migliorare il proprio karma; potremmo aggiungere che anche un piccolo gesto come raccogliere un insetto (per esempio facendolo entrare in un contenitore) e depositarlo fuori casa, invece di schiacciarlo, significa smettere di agire meccanicamente, senza pensare a quello che si fa, ed è un segno di risveglio spirituale, oltre a comportare un alleggerimento del proprio karma e quindi un miglioramento del proprio destino.
[16] Lev Nikolàevič Tolstòj, Il primo gradino. Citazione da Wikiquote.
[17] In una intervista della rivista slovena Primorske Novice, Brigitte Bardot ha dichiarato: Brigitte Bardot dichiarato: «Sono diventata consapevole dell'orrore degli allevamenti intensivi, dei trasporti e dell'uccisione degli animali d'allevamento e mi sono rifiutata di rendermi complice di queste morti disumane industrializzate.»
[18] È vero! Cfr. Dylan Dog n.314, “I segni della fine”, Bonelli, pag.51.
[19] Naturalmente, lo scopo dei grandi sapienti era ottenere una vita più lunga, sana e tranquilla in modo da poter operare per il bene di tutte le creature e da potersi dedicare senza interferenze ed il più a lungo possibile alla ricerca della verità.
[20] Plutarco, Del mangiare carne, Trattati sugli animali, “Del mangiare carne”, Discorso I, 1, Adelphi, pag. 55.
[21] Ibidem, Discorso I, 2, Adelphi, pag. 57, 58.
[22] Ibidem, Discorso I, 4, Adelphi, pag. 60.
[23] Ibidem, Discorso I, 5, Adelphi, pag. 60, 61.
[24] Insegnante di yoga, avvocato dei diritti per gli animali e creatrice, insieme a David Life, del metodo Jivamukti Yoga, sistema che consentirebbe di raggiungere l’illuminazione realizzando la compassione per tutti gli esseri.
[25] Sharon Gannon, Vivere lo yoga, Eifis Editore, Appendice 1, “Domande frequenti” (2) pag. 119.
[26] Plutarco, Del mangiare carne, Trattati sugli animali, “Del mangiare carne”, Discorso I, 6, Adelphi, pag. 62, 63.
[27] Sharon Gannon, Vivere lo yoga, Eifis Editore, Capitolo 7, pag. 104.
[28] La Bhagavad-gītā così com’è, Cap. 17, pag. 670.
[29] Ibidem (69).
[30] Il Sentiero della Perfezione, 6, pag. 91.
[31] «Dovremmo rendercene conto, e guardarci dal perdere questa opportunità» dice Srila Prabhupāda. «Abbiamo un buon corpo, questa forma umana, intelligenza e civiltà. Non dovremmo vivere come animali, limitandoci a lottare per sopravvivere, ma dovremmo usare il tempo in pensieri pacifici, e nella comprensione della nostra relazione col Signore Supremo...» (Il Sentiero della Perfezione, 6, pag. 91.)
[32] Il sentiero del discepolo – Quattro discorsi tenuti a Adyar nel 1895, I, “Karma Yoga – Purificazione”.
[33] Sharon Gannon, Vivere lo yoga, Eifis Editore, Appendice 1, “Domande frequenti” (2) pag. 120.
[34] Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, 7. Biblioteca Adelphi pag. 361.
[35] La vita Pitagorica XXVIII (149) BUR.
[36] La vita pitagorica, III (13).
[37] La vita pitagorica, XVI (68).
[38] Ibidem (69).
[39] Cfr. Iside Svelata, Volume 2° - Teologia, Cap. VI, “I dieci mitici Avatar di Vishnu”, Armenia, pag. 258.
[40] A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda, La scienza della realizzazione spirituale, The Bhaktivedanta Book Trust, 2005, “Non uccidere”, pagg. 147-149. Altro materiale nell’intervista di Sandy Nixon a Srila Prabhupāda (Filadelfia, luglio 1975), anch'essa pubblicata nel volume La scienza della realizzazione spirituale.
[41] Georges Ivanovitch Gurdjieff, I racconti di Belzebù al suo piccolo nipote, Libro primo, Cap. 19.
[42] Vivere lo yoga, Eifis Editore, Capitolo 2, pag. 52.
[43] La Liberazione nel Palmo della Tua Mano, 230, “Tredicesimo giorno”, “Gli impegni negativi”, Edizioni Chiara Luce, p. 435-436.
[44] Ciò tenendo conto del fatto che ogni ciclo prima o poi ha termine – nell’ambito cioè di quello che nell’induismo è chiamato kalpa o «giorno di Brahma», corrispondente a circa 4.320.000.000 anni.
[45] Principi occulti di salute e guarigione, Cap. X “La scienza dell’alimentazione”, “Argomenti in favore del regime vegetariano”.
[46] A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda, La Bhagavad-gītā così com’è, Cap. 16, “Natura divina e natura demoniaca”, Pag. 640, Spiegazione ai vv. 1-3.

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