giovedì 4 giugno 2015

Lo spirito decadente, il karma e l'impatto ambientale



La Ricerca di Se Stessi/estratti/8
di Pier Francesco Grasselli


Resto sempre amareggiato quando scopro che persone che conosco, persone che hanno tutte le fortune, che sono benestanti, responsabili sensibili e istruite non fanno la raccolta differenziata.


Mi rattrista notare che queste persone, che nei miei confronti sono sempre state corrette, non lo sono altrettanto nei confronti dell'ambiente, del pianeta. Mi rattrista 
saperle affette dalla malattia del menefreghismo. 

Costa davvero tanta fatica depositare un rifiuto in un sacchetto piuttosto che in un altro? Costa davvero tanta fatica fare il poco che possiamo per limitare i danni che il nostro pernicioso sistema produttivo reca all’ambiente (all'ambiente in cui vivranno i nostri figli e i nostri nipoti)?

Non sono frasi fatte. Il punto non è nemmeno tanto la raccolta differenziata, quanto lo spirito che c’è alla base del farla o del non farla: nel primo caso uno spirito fiducioso, responsabile, lungimirante, altruista; nel secondo uno spirito rinunciatario, parassitario, pigro e cocciutamente individualistaMa chi non sa vedere oltre il proprio orticello e getta le immondizie nel giardino del vicino di casa non capisce (o, per pigrizia, finge di non capire) che così facendo avvelena il terreno su cui crescono sia l'orto che il giardino.

Lo spirito decadente

Questo spirito rinunciatario, gaudente, parassitario e decadente - così diffuso nella nostra epoca proprio perché connesso all’ignoranza di tutto ciò che esula dall'ambito fisico (avidya) e che è il contrassegno dei tempi attuali - è lo stesso che vediamo all’opera nei fumatori accaniti, nei bevitori smodati e in tutti coloro che non riescono a staccarsi da ogni specie di vizio autodistruttivo.

Anche nel caso di questi vizi, ad allarmare di più, non è l’atto del fumare o del bere in se stesso, ma lo spirito che dà luogo a questi comportamenti (e di cui essi, del resto, non sono che le rappresentazioni in un ambito o nell’altro dell'esperienza sensibile), perché sotto le spoglie di questa arrendevolezza di fronte al vizio, al piacere che ci consuma, si nasconde una resa spirituale, una cedevolezza interiore, un certo consenso all'annientamento.

Non sorprende nemmeno che una persona che fuma o beve smodatamente non abbia a cuore dell’ambiente e non faccia la raccolta differenziata dei rifiuti. Infatti, se costui non vuole bene a se stesso, perché dovrebbe voler bene agli altri o al mondo che lo circonda? Se costui non è deciso a preservare se stesso, come può decidere di preservare l’ambiente in cui si trova?

Stupisce forse che la pigrizia prevalga sulla logica e sul senso di responsabilità nei confronti dell’ambiente e del prossimo, oltre che di se stessa, in una persona nella quale l’attrazione per un piacere che mina la salute prevale sul desiderio di disporre di un organismo che sia il più possibile vigoroso e sano? Non stupisce affatto, perché in entrambi i casi si tratta di scambiare il piacere immediato con il benessere futuro, e anzi nel caso della raccolta differenziata si tratta di scambiare il piacere immediato (che può anche consistere nell'evitare di compiere un'azione che costa un qualche sforzo) con un’azione che forse non gioverà nemmeno a noi, ma ai nostri discendenti.


Obblighi di chi è avvantaggiato


Chi ha una buona posizione, chi gode di certi vantaggi, è tenuto a comportarsi meglio degli altri, altrimenti la Natura (il destino) adeguerà l’esteriore all’interiore e (sia pure con un ritardo dovuto alla resistenza che la densità del mondo fisico oppone all’azione modellante delle forze interiori) ridurrà quei vantaggi secondo quello che, nel profondo di se stesso, costui sente di meritare.

A quel punto, il suo sé inferiore e cosciente (e cioè l’egoista che batte la fiacca e si rifiuta di fare anche quel poco che è in suo potere per alleviare le pene di questo povero pianeta martoriato) se la prenderà in quel posto, come si suol dire.

Infatti, il mondo è uno specchio di noi stessi, e finisce sempre per trattarci nella stessa maniera in cui noi trattiamo lui. Perciò, a chi merita poco, il destino dà poco, e se gli ha dato più di quel che merita, presto o tardi gli toglierà quel che gli ha concesso in sovrappiù.

Questa specularità è un aspetto dell’analogia tra microcosmo e macrocosmo. Un altro aspetto della stessa legge può esser espresso in questo modo: le nostre cellule si comporteranno nei confronti del nostro organismo allo stesso modo in cui noi ci comporteremo nei confronti dell’organismo planetario di cui siamo parte, che comprende non solo l’umanità, ma anche il regno animale, quello vegetale e quello minerale.

Se noi ci comporteremo correttamente nei confronti del pianeta, le nostre cellule si comporteranno bene nei nostri confronti; in caso contrario saranno disfunzionali nella stessa proporzione in cui noi siamo disfunzionali nell’ambito dell’organismo più vasto di cui ciascuno di noi non è che una minuscola componente.

Infine, il rispetto per l’ambiente è una disciplina per lo spirito. Nessuna azione, infatti, è solamente esteriore, e affinando il nostro comportamento raffiniamo il nostro spirito.



Trattare male il pianeta non è molto diverso
dal trattare male il prossimo


Quanto all’aspetto esteriore dell’azione (o dell’azione mancata), è tutto karma... Per esempio, se abbiamo la possibilità di fare la raccolta differenziata della carta e non la facciamo, contribuiamo indirettamente all’abbattimento degli alberi, e questo significa causare sofferenza che, in virtù del princìpio di azione-reazione, dovremo poi riscattare sulla nostra pelle.

È un principio così semplice da capire, il karma, così elementare. Tutto il bene che facciamo alle altre persone, agli animali, al pianeta, prima o poi lo avremo indietro, e questo vale anche per tutto il male che facciamo, anche quello lo avremo indietro, presto o tardi. In altre parole, anche se l’adozione di un comportamento ecosostenibile non dovrebbe avere motivazioni utilitaristiche, non c’è dubbio che tale comportamento è anche una forma di protezione: non ve la sto tirando quando dico che attirerete «sfighe» su di voi e sulla vostra casa, se non fate la raccolta differenziata, perché trattare male il pianeta non è molto diverso dal trattare male il prossimo.

Premesso tutto ciò, non dico diventare di colpo vegetariani e smettere così di dare il nostro contributo alla domanda di carne, che causa le uccisioni degli animali su larga scala nei mattatoi di tutto il mondo; non dico neanche smettere definitivamente di acquistare tutti quei prodotti che derivano dallo sfruttamento irresponsabile di persone, terreni, flora e fauna... ma fare un piccolo sforzo per non incasinare questo pianeta più del necessario, per non incasinarlo più di quanto non l’abbiamo già incasinato, nemmeno questo possiamo fare? nemmeno questo, che ci costerebbe così poco?

Parlo della raccolta differenziata, naturalmente. Bisogna farla, e farla bene (altrimenti lo sforzo è vano) perché se non la facciamo accresciamo i problemi del mondo e in questo modo (anche se come ho detto poco fa la molla che ci spinge non dovrebbe essere il tornaconto personale) accresciamo anche i nostri problemi.

Abbiamo tutto da guadagnare a ridurre il nostro impatto ambientale e, in generale, a fare le cose per bene, perché, se ci siamo comportati bene, dopo che si siamo auto-giudicati, ci premiamo, o meglio: il nostro Sé superiore (creatore della realtà) premia il nostro sé inferiore (sperimentatore della realtà). Insomma, anche se la vediamo nella maniera più sfacciatamente utilitaristica, fare la raccolta differenziata conviene, perché in questo modo procuriamo a noi stessi benefici invece che «botte di sfiga».[1]




Non c’è dubbio che le istituzioni e i loro rappresentanti, prima ancora che i cittadini, siano responsabili dello stato di degrado di molte aree del pianeta, giacché spesso vanificano gli sforzi dei singoli.

Ebbene, noi pensiamo a fare del nostro meglio. Spetterà poi ai nostri amministratori – ministri, senatori, assessori, sindaci e così via – di fare la loro parte, mettendo a frutto gli sforzi dei cittadini. «Da un grande potere derivano grandi responsabilità»[2], come dice lo zio di Peter Parker; «...e grandi rischi!» mi sentirei di aggiungere. Ebbene, responsabilità e rischio sono proporzionali al potere, e ai rappresentanti delle istituzioni, che detengono questo, tocca una bella fetta anche di quelli.

In altre parole, il «rischio karmico» di coloro che occupano posizioni di rilievo è maggiore (sebbene essi non ne siano coscienti) del «rischio karmico» di coloro che possiamo collocare alla base della «piramide sociale», giacché i primi possono arrecare all’organismo cittadino, regionale, nazionale o planetario più danno che i secondi, se non si comportano correttamente.

Si esige di più da costoro, e visto che spesso, agendo egoisticamente, con scopi diversi dal bene comune, essi fanno tutto tranne che il proprio dovere, le conseguenze karmiche saranno particolarmente dure e pesanti per loro. Il karma non concede sanatorie o indulti, né cade in prescrizione, a differenza della giustizia degli uomini che, come direbbe il professor Fassang, «è simile alla tela del ragno: il calabrone può passare, ma il moscerino si impiglia.»[3]

Ecco perché i dirigenti e i funzionari pubblici che badano solo al proprio tornaconto, personale o di partito, e che si mostrano indifferenti a questo tipo di problemi sono da compatire più che da detestare.


Un problema culturale

Il problema è anzitutto culturale. L’ignoranza di principi basilari come il karma, di quello che accade alla psiche dopo l’abbandono del corpo fisico, è una delle ragioni dell’assenza di senso civico nei cittadini, dell’egoismo endemico dilagante in tutti i campi.

«Fondamentalmente convinta che questa esistenza sia l’unica, la società moderna non ha sviluppato nessuna visione a lungo termine» scrive Sogyal Rinpoche. «Nulla quindi trattiene gli esseri umani dal saccheggiare il pianeta per un immediato tornaconto personale e dal vivere in modo egoistico.»[4] 

Questo guru fa poi presente che «chi crede in un’altra vita ha una visione dell’esistenza radicalmente diversa, imperniata su un acuto senso etico e di responsabilità personale», mentre «chi non è fermamente convinto dell’esistenza di un’altra vita rischia di costruire una società che mira solo ai risultati a breve termine, senza curarsi troppo delle conseguenze delle sue azioni».[5]

Insomma, l’ignoranza caratteristica di quest'epoca (che non a caso è chiamata in oriente Kali Yuga, «età oscura» della stoltezza e dell'inconsapevolezza) ci rende anche pessimi cittadini, pessimi abitanti di questo pianeta. Disporre di una corretta informazione su quanto esula dall’ambito strettamente materiale e sensibile – su cui siamo così cocciutamente focalizzati – è dunque auspicabile anche per i vantaggi che ne potrebbero derivare su un piano culturale e comportamentale, ai fini dell’acquisizione di un senso civico e di un «senso planetario».




L’inquinamento, il fracking[6], la caccia, l’abbattimento sistematico di animali a scopo alimentare o per la produzione di capi d’abbigliamento... non dobbiamo illuderci che tutto questo non abbia conseguenze sulla nostra vita.

Non è possibile sfruttare le «risorse» in modo irresponsabile, danneggiando l’ecosistema e sterminando la flora e la fauna a causa della nostra pigrizia o della nostra avidità, senza nuocere a noi stessi, e non c’è dubbio che riscuoteremo il corrispettivo della sofferenza e del danno che abbiamo arrecato all’ambiente in termini di malattie, calamità naturali e disgrazie personali.

Finché continueremo a seminare vento, continueremo a raccogliere tempesta. Infatti, in ogni momento della nostra vita, con le azioni che compiamo e anche con le azioni che non compiamo, stiamo accumulando benefici futuri oppure stiamo piantando i semi di nuove disgrazie.

Se agiamo per il bene di chi e di ciò che ci circonda, accumuliamo crediti (o benefici) karmici, al che il nostro destino migliorerà e saremo – veramente – più fortunati e felici. Se col nostro comportamento danneggiamo il prossimo o l’ambiente, accumuliamo debiti karmici e presto o tardi dovremo saldare il conto.

Questo vale per le grandi come per le piccole cose. Per le azioni che compiamo congiuntamente, come per le azioni che compiamo individualmente. 

Per esempio, se a capodanno, da imbecille quale sono, faccio scoppiare i botti, suscitando paura stress e sofferenza in cani, gatti, uccelli e altri animali[7], poi non devo lamentarmi se durante l’anno mi capitano delle piccole «botte di sfiga».

La faccenda, come vedete, è molto semplice, al punto che si potrebbe riassumerla così: se pesti uno stronzo di cane è perché te lo meriti.[8]

Va bene, è venuto il momento di svelare la mia identità segreta. Sono Mister Planet.[9]



Di prossima pubblicazione, «La Ricerca di Se stessi» è la nuova trilogia dell’autore dei romanzi «Ho scaricato Miss Italia», «Fanculo amore» e della trilogia «maledetta» formata da «L'ultimo Cuba Libre», «All'Inferno ci vado in Porsche» e «Vivere da morire», tutti editi da Mursia.




[1] Detto ciò, se un gesto altruista è disinteressato, il beneficio karmico sarà perfino maggiore.
[2] Battuta del film Spider-man, diretto da Sam Raimi.
[3] Proverbio africano.
[4] Sogyal Rinpoche, Il Libro Tibetano del Vivere e del Morire, Ubaldini, p. 24.
[5] Ibidem.
[6] Abbreviazione di «hydraulic fracturing» (fratturazione idraulica): tecnica in uso negli Stati Uniti che consente di usufruire di riserve di gas sotterranee e che consiste nell’iniezione di grosse quantità di sostanze chimiche e nella produzione di detonazioni controllate nel sottosuolo. «Si tratta di  un modo “non convenzionale” per estrarre gas da roccia porosa di origine argillosa detta scisti, “shale” in inglese, le cui vacuità ospitano in prevalenza metano. Con le tecniche “tradizionali” questo gas non potrebbe essere estratto, visto che il gas è intrappolato in una miriade di pori sotterranei e la classica trivella verticale non arriverebbe ad aprirli tutti. Con il fracking invece, giunti ad una certa profondità la trivella ed i fluidi di perforazione vengono direzionati orizzontalmente e l’alta pressione innesca una serie di microsismi frantumando la roccia e lasciando sprigionare il gas. (...) Ogni pozzo necessita 2-4 milioni di galloni di acqua per poter operare, che si traducono, secondo stime convenzionali, in 7-14 milioni di litri di acqua satura di sostanze chimiche. Nonostante la propaganda dei petrolieri secondo cui le cementificazioni e le impermeabilizzazioni dei pozzi sono perfetti, nessuna attività dell’uomo è esente dal logorio, dall’uso, da difetti, ed è evidente che continuando a pompare miscele inquinanti nel terreno, prima o poi qualcosa deve pure cedere. E migrare. E arrivare, prima o poi, nei rubinetti delle persone.» (Panorama.it, Marino Petrelli 4.4.2013) Il fracking è stato duramente contestato e vi è chi sostiene che questa tecnica provochi terremoti, frane, smottamenti e apertura di voragini nel terreno. La tecnica è stata vietata in Francia e in Bulgaria. Altri geologi, pur dubitando che il fracking abbia qualcosa a che vedere con i sismi, ammettono che si tratta di una tecnica invasiva e potenzialmente molto dannosa per il territorio e la popolazione. La questione è anche al centro del film Promised Land di Gus Van Sant, con Matt Damon.
[7] Gli animali hanno un udito più sviluppato di quello umano e risentono molto di più dei rumori forti. Cani e gatti soffrono terribilmente a causa dei «botti». I petardi causano negli uccelli uno spavento tale da indurli a volar via dal nido, terrorizzati, e nel panico generato spesso li porta a sfracellarsi contro qualche ostacolo. Quanto alle mucche, ai cavalli e ai conigli, lo spavento dovuto alle esplosioni può provocare persino l'aborto delle femmine gravide.
[8] Una possibilità è che tu non abbia raccolto le feci del tuo stesso cane, facendo sì che venissero calpestate da qualcun altro.
[9] Popolare personaggio che su Radio Virgin dà importanti suggerimenti per la salvaguardia della natura e del pianeta.


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